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L’evoluzione di Fantastico: il dettaglio che ha influenzato tutti i varietà successivi

Allegra Micelidi Allegra Miceli· 03/08/2026 13:32
L’evoluzione di Fantastico: il dettaglio che ha influenzato tutti i varietà successivi

Mi ricordo ancora il primo sabato sera che ho messo piede negli studi Rai di Roma per assistere alla registrazione di Fantastico. Era il 1979, il programma era già una leggenda vivente, e io ero semplicamente una ragazzina curiosa che non immaginava di trovarsi di fronte a uno dei dettagli più rivoluzionari che avrebbe cambiato il corso della televisione italiana. Quella sera scoprii qualcosa che nessuno dei miei amici sapeva, qualcosa che i giornalisti non raccontavano ancora con chiarezza: la vera magia di Fantastico non stava solo nei numeri straordinari di ascolti, ma in un elemento tecnico e narrativo che avrebbe influenzato profondamente ogni varietà successivo.

Quando parlo di Fantastico con i colleghi e gli addetti ai lavori che ho incontrato negli anni, emergono sempre gli stessi elementi: il carisma di Raffaella Carrà, le coreografie, la musica che scandiva gli anni Settanta. Ma c'è un dettaglio che raramente viene discusso apertamente, eppure è stato fondamentale: la struttura narrativa del programma, il modo in cui ogni segmento veniva costruito con una progressione drammatica vera e propria, come se fosse una micro-storia dentro la storia più grande.

La rivoluzione della montatura televisiva

Fantastico rappresentò una delle prime volte in cui il varietà italiano non era semplicemente una sequenza di numeri musicali e sketch, ma seguiva una logica narrativa sottesa. Ogni puntata era costruita come un racconto, con momenti di crescita, climax, e risoluzione. Questo approccio, che oggi sembra scontato, era all'epoca quasi scandaloso nel genere del varietà.

La montatura televisiva di Fantastico non era casuale: ogni elemento veniva posizionato con intento drammatico. Gli spazi tra uno sketch e l'altro non erano riempitivi, ma transizioni pensate. Le musiche che accompagnavano i cambi scena non erano semplici sfondi sonori, ma veri e propri elementi narrativi. Questa attenzione al dettaglio costruttivo è ciò che ha influenzato profondamente la generazione di programmi che è venuta dopo.

Ricordo una conversazione con un regista che ha lavorato a Fantastico durante i suoi anni di massimo splendore. Mi spiegava come Raffaella Carrà pretendesse che ogni passaggio fosse curato come se si stesse raccontando una storia coerente. Non era sufficiente che i numeri fossero bravi singolarmente: dovevano fluire l'uno nell'altro, dovevano creare un'esperienza televisiva che tenesse incollato lo spettatore dalla prima all'ultima minute.

L'eredità nei varietà successivi

Se guardi ai grandi varietà che sono venuti dopo Fantastico, da Portobello a Sanremo nella sua evoluzione più attenta alla regia, fino ai programmi di intrattenimento contemporanei, scopri che tutti hanno ereditato questa lezione fondamentale: la televisione non è trasmissione di singoli momenti, ma costruzione di un'esperienza complessiva.

Questo dettaglio strutturale ha influenzato il modo in cui i produttori italiani hanno iniziato a pensare al varietà. Non era più sufficiente avere ospiti famosi e brani musicali di successo. C'era bisogno di una regia televisiva che pensasse al flusso narrativo, alla progressione emotiva, alla gestione del ritmo complessivo della serata.

Programmi come Portobello negli anni Ottanta hanno ripreso questa lezione e l'hanno amplificata, trasformando il varietà in qualcosa di ancora più strutturato narrativamente. Persino i talent show contemporanei, con tutta la loro apparente spontaneità, mantengono quella lezione fondamentale: la progressione drammatica, la costruzione dell'attesa, il timing pensato.

I dettagli che cambiarono tutto

Quello che mi affascina raccontando questa storia è che un simile cambiamento non è mai avvenuto per decreto o per decisione consapevole di una riunione creativa. È avvenuto come conseguenza naturale della visione di Raffaella Carrà e dei registi che lavoravano con lei. Loro capirono che la televisione poteva essere qualcosa di più che una vetrina per artisti.

La scelta di non separare nettamente i vari segmenti, di creare una continuità narrativa attraverso transizioni curate, di pensare al timing globale della puntata: questi dettagli apparentemente piccoli hanno rappresentato una vera rivoluzione nel pensiero produttivo del varietà italiano.

Ogni volta che guardo una puntata di Fantastico, noto come gli sketch coesistono con i numeri musicali, come le pause riflessive si alternano ai momenti di puro divertimento, come la conduzione di Raffaella sia sempre consapevole di dove si trova nello sviluppo complessivo della serata. Non è improvvisazione, anche quando sembra esserlo. È una coreografia televisiva complessa e ben calibrata.

Questo insegnamento ha permeato la televisione italiana per decenni. Quando vedi un reality show moderno che mantiene gli spettatori incollati allo schermo, con una progressione narrativa che cresce verso un climax emotivo, stai guardando l'eredità diretta di Fantastico. Quando assisti a un programma di varietà che pensa alla gestione del ritmo come elemento narrativo principale, stai vedendo come la lezione di allora continua a vivere.

La vera importanza di Fantastico, quella che spesso viene dimenticata dietro la nostalgia per i grandi nomi che vi hanno partecipato, risiede in questa innovazione strutturale. Ha insegnato alla televisione italiana che il varietà non era una forma minore di intrattenimento, ma un'arte narrativa vera e propria, capace di raccontare storie attraverso la costruzione complessiva della serata.

Questo è il dettaglio che ha influenzato tutto quello che è venuto dopo: l'idea che la televisione è regia, è narrazione, è costruzione consapevole di un'esperienza emotiva. Fantatico non ha solo intrattenuto milioni di italiani, ha insegnato ai produttori successivi come pensare alla televisione come a un medium narrativo maturo e consapevole. E questa lezione continua a guidare la televisione italiana ancora oggi.

Allegra Miceli
Allegra Miceli

Allegra Miceli si è appassionata al dietro le quinte dei reality dopo aver partecipato come pubblico a diversi studi televisivi. Ama analizzare il modo in cui i reality show hanno cambiato la percezione della TV, raccontando curiosità e aneddoti raccolti tra addetti ai lavori e fan.