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Come Mai dire Gol ha creato tormentoni ancora usati oggi: l’influenza sottovalutata

Stefano Valbuzzidi Stefano Valbuzzi· 24/08/2026 15:27
Come Mai dire Gol ha creato tormentoni ancora usati oggi: l’influenza sottovalutata

Quando si parla di programmazione televisiva italiana e della sua influenza culturale, spesso ci fermiamo ai grandi contenitori leggeri o alle fiction di primo serale. Ma esiste un capitolo trascurato della storia dei nostri media che merita attenzione: il fenomeno dei tormentoni generati da Gol, il leggendario programma sportivo che per decenni ha incollato gli italiani allo schermo nel pomeriggio del sabato. Non sto parlando solo di calcio, ma di qualcosa di più profondo: una forma di contagio linguistico che ha modificato il modo in cui gli italiani comunicano dello sport e oltre.

Il potere nascosto di una trasmissione sportiva

Mi è capitato di recente di intervistare un collega che lavora in una redazione sportiva storica. Mi ha confessato che quando era ragazzo, la sua quotidianità era scandita da Gol: non solo guardava le partite, ma assimilava frasi, toni, modi di dire che echeggiavano poi negli oratori, nei campetti, nelle piazze. Questo non era uno scontro tra generazioni, ma una trasmissione culturale silenziosa e capillare.

Quello che rende affascinante questo fenomeno è che Gol non è stato concepito come un programma pensato per creare slogan. Era fondamentalmente un contenitore di highlights, di gol, di momenti decisivi. Eppure, proprio da questa apparente semplicità è nata una potenza comunicativa che ha superato di gran lunga i confini dello schermo televisivo.

I tormentoni che hanno superato il tempo

Se analizzo il fenomeno da chi studia la storia della televisione, vedo chiaramente come certe espressioni nate dentro Gol abbiano acquistato una longevità straordinaria. Prendi frasi come quelle scandite dagli speaker durante i momenti clou delle partite: non erano battute costruite per far ridere, erano manifestazioni di entusiasmo puro, di adrenalina comunicate attraverso la voce. E questo è esattamente quello che le ha rese virali, se mi permettete di usare un termine moderno per un fenomeno antico.

Cosa rende un tormentone televisivo resiliente nel tempo? Tre fattori essenziali: la ripetibilità, l'associazione emotiva e la facilità di memorizzazione. Gol possedeva tutti e tre. Una partita seguiva l'altra, gli stessi toni si ripetevano, gli stessi momenti di tensione trovavano le stesse modalità espressive. Era un ciclo che si rinnovava settimanalmente, creando un deposito collettivo di formule linguistiche.

Da Gol al linguaggio comune: il meccanismo invisibile

La cosa interessante è osservare come questi tormentoni abbiano poi contaminato settori della comunicazione completamente distaccati dal calcio. Uno Spinoff televisivo|spin-off di un programma comico anni Novanta citava direttamente le modalità espressive di Gol. I conduttori radiofonici incorporavano nei loro monologhi le cadenze degli speaker sportivi. Persino il linguaggio pubblicitario si è impregnato di questi stilemi.

Mi capita spesso di discutere con content creator che oggi costruiscono i loro video sportivi basandosi su schemi nati dentro Gol. Non lo sanno consciamente, ma replicano quella struttura: l'attesa, il momento clou, l'espressione vocale esplosiva. È come se avessero interiorizzato un codice che non è stato insegnato, ma assorbito attraverso decenni di fruizione televisiva.

Gol ha insegnato alla televisione italiana come trasformare un momento di competizione in un momento di condivisione emotiva. E questa lezione è rimasta dentro la struttura stessa del nostro fare televisione, soprattutto quando parliamo di contenuti sportivi o di intrattenimento che necessita di picchi di adrenalina.

Perché questa influenza è stata sottovalutata

La critica televisiva ha spesso concentrato la sua attenzione sui grandi formati, sulle produzioni elaborate, sugli show che richiedevano investimenti ingenti di risorse. Un programma come Gol è stato percepito come "semplice", come un mero contenitore di aggiornamenti sportivi. In realtà era un laboratorio di linguaggio audiovisivo molto più sofisticato di quanto apparisse.

Il vero merito di Gol è stato quello di dimostrare che non servono complicazioni per generare un fenomeno comunicativo di massa. La ripetizione sapientemente calibrata, l'autenticità dell'emozione, la sincronizzazione con gli interessi del pubblico: questi elementi, perfettamente presenti in Gol, hanno creato un magnetismo che supera qualsiasi strategia elaborata.

Quando paragoniamo la longevità di certe espressioni nate da Gol con l'effimericità di molti tormentoni televisivi contemporanei, notiamo una differenza fondamentale: quelli di Gol nascevano dalla necessità di commentare fatti reali, non da una volontà di creare virality. Erano conseguenza, non calcolo. E questo le ha rese immortali.

L'eredità visibile oggi

Se osserviamo la televisione sportiva contemporanea, gli echi di Gol sono evidenti. Lo schema Produzione televisiva|produttivo che oggi ritroviamo nei programmi di sintesi calcistica eredita direttamente dalla struttura di Gol: il montaggio ritmico, la selezione dei momenti significativi, l'uso strategico della voce narrante come elemento drammaturgico.

Anche il linguaggio dei commentatori sportivi più giovani, quelli che non hanno nemmeno guardato Gol nella sua fase più gloriosa, finisce inevitabilmente per replicarne i modelli. È come se fosse rimasto incorporato nel DNA della televisione italiana dedicata allo sport.

La lezione pratica per chiunque lavori in questo settore è semplice: non servono formule forzate per creare un fenomeno comunicativo. Servono autenticità, ripetizione consapevole e sintonia con le emozioni del pubblico. Gol lo ha fatto naturalmente, senza pensarci. E i suoi tormentoni sono ancora lì, utilizzati, citati, trasformati, ma riconoscibilissimi per chi sa dove cercare.

Stefano Valbuzzi
Stefano Valbuzzi

Stefano Valbuzzi ha sviluppato la sua passione per la storia della televisione realizzando cortometraggi ispirati a celebri programmi degli anni 2000. Conosce a memoria sigle e programmazioni e si diverte a ricostruire le tappe fondamentali delle trasmissioni iconiche nei suoi articoli.