Notizie Oggi 24Tutto sulla televisione: programmi, storie e novità

Come venivano scelti i costumi per le fiction storiche? Dettagli artigianali che fanno la differenza

Sonia Sandrellidi Sonia Sandrelli· 04/08/2026 07:36
Come venivano scelti i costumi per le fiction storiche? Dettagli artigianali che fanno la differenza

La scelta dei costumi nelle fiction storiche nasce da un triangolo operativo chiaro: **ricerca d’epoca**, **prova sartoriale** e **verifica in camera**. Pochi criteri guidano tutto: silhouette corretta, tessuti coerenti, palette leggibile in scena.

In sintesi:
  • Si parte da fonti storiche e iconografiche.
  • Sartorie specializzate traducono la ricerca in capi funzionali al set.
  • Dettagli artigianali e “vissuto” rendono credibile il personaggio.
  • Camera e luci impongono scelte pratiche su colori e materiali.
  • Budget e tempi favoriscono riuso e adattamenti intelligenti.

Le fasi decisive della scelta

  1. Brief storico-drammaturgico: si definiscono periodo, classe sociale, climi e ritmo narrativo.
  2. Ricerca iconografica: ritratti, inventari, manuali dell’epoca, visite a musei e archivi.
  3. Disegno e moodboard: bozzetti, palette, texture. Il regista approva “linee guida” visive.
  4. Campionatura tessuti: prove al tatto, resa su luce calda/fredda e sotto camera.
  5. Sartoria e prototipi: tele di prova, corpetti e giacche strutturali, correzioni di vestibilità.
  6. Prove attore e camera test: movimenti, rumorosità del tessuto, compatibilità con microfoni e continuity.

Dove nascono i vestiti: sartorie e archivi

Il cuore è nelle sartorie storiche italiane: **Tirelli Costumi**, **Annamode**, **Peruzzi**, **Costumi d’Arte**. Hanno magazzini sterminati e reparti di tintura, patinatura, cappelleria, calzoleria.

La documentazione viene spesso dagli archivi delle teche della RAI e dai musei del costume. Le produzioni incrociano bozzetti originali con foto di scena delle grandi serie d’epoca, per evitare anacronismi ricorrenti.

Io, che ho visto nascere la TV a colori in Italia, ricordo le prime prove in cui una giacca “troppo perfetta” sfarfallava in video. Da lì, l’ossessione per finiture materiche e tinte sporcate.

Dettagli artigianali che contano davvero

Tessuti e tinture

  • Fibre naturali (lana, lino, seta, cotone) per caduta e traspirazione. Il poliestere si usa solo se “mimetizzato”.
  • Tinture e sovratinture: bagni multipli per rompere l’uniformità; palette ispirate a pigmenti d’epoca.
  • Trame vive: armature che prendono luce senza brillare in camera, come gabardine e taffettà opachi.

Taglio e struttura

  • Cartamodelli storici: vita, giro manica, busti steccati o fodere che definiscono la silhouette.
  • Corpetti e imbottiture nascoste per sostenere il portamento, specie in epoche con busti rigidi.
  • Chiusure coerenti: bottoni, alamari, ganci a scomparsa al posto di zip moderne.

Vissuto e manutenzione

  • Patina controllata: sporco scenico, abrasioni su bordi e ginocchia, lucidature su gomiti.
  • Differenziazione gerarchica: un nobile ha fodere preziose, un bracciante toppe e cuciture a vista.
  • Ricambio doppio per scene d’azione o pioggia; identico invecchiamento replicato con schede tecniche.

La macchina televisiva detta le regole

Il costume non è un quadro: deve **funzionare in movimento**, sotto luci diverse e con tempi stretti.

  • Colorimetria: evitare moiré e “vibrazioni” su pattern minuti; controllare i rossi saturi e i neri assoluti.
  • Rumorosità: sete fruscianti e pellami rigidi possono disturbare i microfoni.
  • Praticità in set: vestizioni rapide, strati modulabili, doppioni per stunt.
CriterioPerché contaScelta tipica
SilhouetteLeggibilità del ceto e dell’epocaBusti, imbottiture, tagli storici
ColoreTenuta su camera e coerenza paletteToni rotti, tinte sovrapposte
TextureProfondità senza riflessiLana pettinata, taffettà opaco
RumoreAudio pulitoTessuti morbidi, fodere silenti
Cambi rapidiRitmo di produzioneChiusure nascoste, capi modulabili

Esempi ricorrenti di decisione sul set

  • Uniformi: ricostruite su tagli filologici, ma con fodere elastiche per le acrobazie.
  • Abiti nobiliari: sete preziose “smorzate” con lavaggi per evitare brillantezze innaturali.
  • Abiti popolari: lane grezze, cuciture visibili, palette terrose con macchie codificate per continuity.

Budget, tempi e sostenibilità

La TV lavora su **scalabilità**. Si usano capi originali di magazzino, adattati in modo invisibile, e pochi pezzi “eroe” fatti su misura.

  • Riuso intelligente: un cappotto cambia epoca con bottoni, colli e patina adeguati.
  • Noleggio modulare: stock per comparse, capi custom per protagonisti.
  • Economia circolare: recupero tessuti, accessori ricondizionati, riduzione tinture ad alto impatto.

Come si certifica l’accuratezza

Il dialogo tra costumista e consulente storico è continuo. La regola: **prima la drammaturgia**, subito dopo la **verità visiva** dell’epoca.

  • Check-list per epoca: silhouette, foggia maniche, colli, chiusure tipiche.
  • Prova scena: il costume deve “parlare” in due inquadrature, senza didascalie.
  • Cohousing reparti: scenografia e fotografia allineano palette e materiali.

Cosa osservare quando rivediamo le fiction

Per riconoscere un buon lavoro, basta allenare l’occhio.

  • Caduta del tessuto: segue il corpo? Niente rigonfi innaturali ai movimenti.
  • Variazione del colore: resta credibile tra interno ed esterno nella stessa puntata.
  • Vissuto coerente: toppe, bordi, scarpe: raccontano lavoro, rango, clima.
  • Accessori parlanti: cappelli, guanti, borse: proporzioni rispettate.

Il dettaglio che accende la memoria

Nei miei appunti familiari, quando la domenica si guardavano gli sceneggiati, annotavo: “abiti veri, non da maschera”. È lì il segreto. Un orlo consumato al punto giusto, un bottone di osso invece che di plastica, un fiocco appena allentato dopo una corsa.

Quei **minimi scarti artigianali** trasformano il costume in storia vissuta. E la scena, all’improvviso, non è più ricostruita: è presente.

Sonia Sandrelli
Sonia Sandrelli

Sonia Sandrelli, testimone diretta degli esordi della TV a colori in Italia, ha tenuto per anni un diario in cui annotava palinsesti e curiosità sulle trasmissioni amate dalla sua famiglia. Oggi ama scavare nei ricordi degli spettatori per riportare in vita i programmi che hanno fatto la storia.