Notizie Oggi 24Tutto sulla televisione: programmi, storie e novità

Come sono stati scelti i primi annunciatori Rai? La selezione che definì lo stile televisivo

Sonia Sandrellidi Sonia Sandrelli· 07/08/2026 16:56
Come sono stati scelti i primi annunciatori Rai? La selezione che definì lo stile televisivo

Risposta breve: i primi annunciatori della televisione italiana furono scelti con bandi pubblici e audizioni a più fasi, basate su dizione impeccabile, presenza sobria, tenuta sotto pressione e capacità di parlare a tutto il Paese. Da quella selezione nacque uno “stile” che ancora riconosciamo quando apriamo la TV.

Il contesto: una voce unica per unire il Paese

Quando la televisione iniziò le trasmissioni regolari nel 1954, l’obiettivo era chiaro: parlare a un’Italia diversa per dialetti e abitudini, con una voce comune e affidabile. La figura dell’annunciatore – spesso annunciatrice – divenne il volto di quella promessa, in un quadro di RAI concessionaria del Servizio pubblico radiotelevisivo.

Chi cercavano

  • Dizione neutra, senza inflessioni regionali.
  • Presenza sobria, elegante ma non appariscente.
  • Autocontrollo in diretta, anche con imprevisti.
  • Conoscenza di attualità e buona cultura generale.
  • Voce riconoscibile, calda ma precisa.

Da dove provenivano

  • Radio e doppiaggio (allenati a microfono e ritmo).
  • Teatro di prosa (dizione e postura).
  • Scuole di recitazione e conservatori (orecchio fonetico).

La selezione: bandi, prove, graduatorie

I bandi pubblici richiedevano requisiti anagrafici, foto, curriculum e talvolta una prova scritta. Seguiva un percorso strutturato, con punteggi e graduatorie.

Le tre fasi chiave

  1. Screening e dizione: lettura di brani con nomi propri e toponimi; attenzione a accenti, eufonia e tempi.
  2. Prova microfono-telecamera: annuncio di palinsesto, variazioni improvvise, simulazione di breaking news.
  3. Diretta simulata: gestione di pause, sguardo in camera, correzione di errori in corso d’opera.
Requisito Perché contava
Dizione neutra Comprensibilità nazionale, modello linguistico
Presenza sobria Coerenza con il servizio pubblico, autorevolezza
Tenuta emotiva Dirette senza rete, gestione imprevisti
Ritmo e timing Rispetto del palinsesto, passaggi fluidi
Cultura generale Annunci corretti, contesto e pronunce

Formazione e regole di stile

Superate le selezioni, arrivava l’addestramento: dizione, postura, uso dello sguardo, tempi, controllo del respiro. Obiettivo: ridurre l’errore e fissare uno standard.

Dizione e linguaggio

  • Pronunce codificate per nomi stranieri e toponimi.
  • Lessico lineare: frasi brevi, verbi attivi, niente sovraccarichi.
  • Punteggiatura parlata: pause naturali per guidare l’ascolto.

Abbigliamento e postura

  • Sobrietà visiva: colori compatti, gioielli discreti, luci favorevoli.
  • Postura stabile: spalle aperte, mani ferme, micro-mimica calibrata.
  • Entrate e uscite con tempi misurati, senza sovrapporsi ai segnali di regia.

In sintesi: la “voce Rai” nacque da una grammatica condivisa di dizione, ritmo, postura e sobrietà. Più sicurezza per lo spettatore, meno rumore intorno al messaggio.

Volti simbolo e continuità del marchio

Tra i volti più rappresentativi dei primi anni spiccano Nicoletta Orsomando e Fulvia Colombo, legate alla fase pionieristica delle trasmissioni. Con loro, altre annunciatrici e annunciatori diedero continuità tra un programma e l’altro, trasformando una necessità tecnica in un’identità riconoscibile.

Cosa portarono in dote

  • Fiducia: il telespettatore associava quei volti alla correttezza dell’informazione.
  • Ritualità: l’annuncio divenne appuntamento atteso, quasi un sipario che si apre.
  • Standard: impostarono regole applicate poi a conduttori e giornalisti.

Perché quella selezione definì lo stile televisivo

Più della scelta dei programmi, a segnare lo stile fu il modo in cui venivano presentati. Gli annunciatori divennero “metrica” della TV: se funzionavano loro, tutto appariva ordinato.

Effetti a lungo termine

  • Uniformità linguistica: lessico e pronunce riconoscibili in tutta Italia.
  • Educazione all’ascolto: tempi calmi, chiarezza, puntualità.
  • Immagine istituzionale: la TV come servizio, non solo intrattenimento.

Dietro le quinte: turni, prove, revisioni

La giornata tipo alternava prove su palinsesto, aggiornamenti di scaletta e correzioni di pronuncia. Turni a rotazione, con disponibilità serale e festiva.

Check-list prima della diretta

  1. Verifica pronunce di titoli e ospiti.
  2. Controllo luci e microfono, inquadratura, cartelli.
  3. Brief di regia: tempi, segnali, eventuali variazioni.

Nota di chi scrive – Ricordo l’arrivo del colore come un vestito nuovo sul rito di sempre. L’annunciatrice, in blu, sembrava più vicina: cambiavano le tinte, non la cura nel parlare al Paese.

Eredità oggi: quando lo stile diventa formato

La continuità di palinsesto oggi passa da grafiche e promo. Ma quello standard – chiarezza, ritmo, tono – resta bussola per voci fuori campo, conduttori e notiziari.

Cosa resta utile

  • Dizione come accessibilità.
  • Presenza sobria come fiducia.
  • Ritmo come rispetto di chi guarda.

In sintesi: i primi annunciatori furono selezionati con criteri severi e prove in più fasi. Non solo aprivano i programmi: impostarono la grammatica della TV italiana, unendo Paese, linguaggio e fiducia.

Sonia Sandrelli
Sonia Sandrelli

Sonia Sandrelli, testimone diretta degli esordi della TV a colori in Italia, ha tenuto per anni un diario in cui annotava palinsesti e curiosità sulle trasmissioni amate dalla sua famiglia. Oggi ama scavare nei ricordi degli spettatori per riportare in vita i programmi che hanno fatto la storia.